La traversata
- Fogbrookisola
- Il Nostromobarista di bordo e mercante
- Witherspoontaverna
- Nebelbachbirreria
- Nightbone's Nightcapcocktail bar
Una nave a vela solca il mare dalla terraferma verso l’isola di Fogbrook, le cui luci si intravedono lontane, immerse nella nebbia. A bordo ci sono diversi gruppi di avventurieri, tutti diretti alla stessa festa popolare: il Kraken Crawl, un giro dei pub dell’isola in cui bisogna farsi sei bevute in tre locali, e soprattutto sopravvivere, perché quei pub sono infestati. Pochi arrivano in fondo: i più crollano prima della fine.
Tancredi siede curva sul ponte, gli occhialini da sapiente sul naso, a sfogliare un bestiario senza capirci granché; Euron, che una volta aveva provato a darle lezioni, le aveva consigliato un libro da colorare. Euron intanto si scalda per la serata al bancone del bar di bordo. Sulla prua Pip, gnomo di novanta centimetri, gonfia bicipiti inesistenti mentre il mantello gli si gonfia al vento in modo perfettamente scenico, accanto al trofeo che si è intagliato da solo: «Persona più forte al mondo». La Grande Sidra, gnoma in zeppe di sughero, fa la spola tra il bancone e il parapetto, dove vomita per il mal di mare. Lei, giura, non beve: si limita ai suoi «filtri di potenziamento».
Al bar serve il Nostromo, un uomo con una gamba di legno storta, che offre da bere a tutti (a Pip, «qualcosa di piccolo e forte, come lui») e vende per una moneta d’oro la guida al Kraken Crawl, con la mappa del percorso e qualche indicazione sulle creature che si potrebbero incontrare: creature venute dagli abissi e da eoni lontani, che in pochi riescono anche solo a descrivere. Il giro parte dal Witherspoon, prosegue al Nebelbach e finisce, per chi è ancora in piedi, al Nightbone's Nightcap. Poi bisogna tornare alla nave prima dell’alba, perché non aspetta nessuno.
Il Witherspoon
- L'oste del Witherspoonoste del Witherspoon
- Mipocoboldo venditore di pozioni
Appena calata la passerella, Sidra corre a baciare la terraferma. È scesa la notte, il porto è avvolto da una nebbia fitta e tutti i gruppi si dirigono verso la prima tappa, il Witherspoon: una baracca affacciata sul mare che sta in piedi per miracolo, con le finestre in frantumi, le assi crepate e i resti ancora fumanti di un incendio sul tetto. Dentro, un tappeto lacero e appiccicoso, tavoli affollati di figure dall’aria minacciosa e boccali di dimensioni impressionanti.
L’oste offre soltanto birra d’alghe, o in alternativa un succo di mele di mare. Euron lo assaggia e osserva ad alta voce che ha un sapore strano: gli avventori incappucciati attorno al bancone, che già fissavano il gruppo con occhi acquosi e sporgenti, lo prendono come un insulto alla casa. Euron intuisce che cercano solo un pretesto per fare a botte e, con un tocco di taumaturgia, si accende gli occhi di rosso fuoco per tenerli a distanza; ma Pip scaglia il suo bicchiere in fronte a uno di loro, e la sala esplode in una rissa di pugni, sedie e sgabelli.
Sotto i cappotti si nascondono creature bulbose, squamose, con branchie, mani palmate e occhi sporgenti, che puzzano dell’acqua stagnante del porto: ibridi dei Profondi, come ricorda Sidra dalla guida. Quando uno di loro gli dà del piccoletto, Pip va su tutte le furie e cresce fino a tre metri d’altezza, menando colpi con un’ascia bipenne che è tre volte lui. Tancredi spazza via gli avversari a colpi di scudo e d’accetta, Sidra spruzza in faccia ai nemici i suoi filtri. Dietro il bancone Tancredi scorge un magazzino con barili segnati da un’alga, mele di mare verde scuro e alcuni barili marchiati con una fiamma: prova a scavalcare il bancone per raggiungerli, ma l’oste la ferma: «Signorina, stia dall’altro lato del bancone».
La rissa si mette male quando la porta si spalanca ed entrano altri due ibridi, più grossi e freschi di mare, tra il giubilo degli avventori che si godono lo spettacolo gratis (e cominciano a fischiare il gruppo). Le mani brucianti di Sidra mandano un pesce alla fiamma; il raggio di malattia di Euron ne fa esplodere un altro, che imbratta di melma verde lo specchio dietro al bancone lasciando pulita soltanto la sagoma dell’oste. Sidra, ormai allo stremo, beve una pozione e con un’onda tonante sfalda due ibridi; gli altri cadono sotto le asce di Pip e Tancredi, e l’ultimo si scioglie sotto un getto dei filtri di Sidra.
L’oste, riconoscente perché almeno non gli hanno fatto saltare in aria il locale, offre un altro giro e lascia frugare il gruppo nella scatola degli oggetti smarriti: quasi tutta paccottiglia, tra cui una paperella, ma Euron ci trova un borsello da erborista. Quando chiedono chi venda pozioni sull’isola, salta su uno sgabello Mipo, un coboldo scalzo. Sidra finge di conoscerlo da sempre e gli regala una delle sue «pozioni per diventare potentissimi»; dopo una contrattazione serrata, chiusa da Pip con una voce da gigante, il gruppo compra tre pozioni di guarigione per venticinque monete d’oro, e Mipo se ne va con qualche cianfrusaglia della scatola.
Gli affari del Nostromo
- Skitterclawgranchio armato di coltello
Fuori, l’aria fresca del mare porta un profumo di salamella alla griglia. Su una collinetta, dietro una bancarella sgangherata con il cartello «Gli affari del Nostromo e le salamelle», c’è proprio il Nostromo, che vende panini alla salamella capaci di rimettere in sesto come una pozione: dopo una trattativa strappalacrime il gruppo se li aggiudica tutti e dieci per trentacinque monete d’oro.
Sul banco ci sono anche oggetti dall’aria improbabile, e il Nostromo preferisce il baratto. Sidra prova un paio di stivali dorati dal tacco altissimo: raddoppiano la velocità ma rendono completamente ciechi. Euron prende in mano un tomo rilegato in pelle, con un volto umano in rilievo sulla copertina, e appena lo apre si accascia a terra come morto: in realtà fluttua qualche metro sopra il proprio corpo, e ci rientra quando vuole. Il Nostromo glielo cede in cambio del borsello da erborista, mentre un tentativo di ripulirlo con uno straccio fradicio lo lascia inzuppato d’acqua salmastra. Pip scambia la paperella con una scatola a manovella coperta di una sostanza appiccicosa, che trasforma la manovella in un oggetto comune a scelta, ma incolla la mano per un minuto; Sidra si porta via in cambio della sua pozione Skitterclaw, un granchio che brandisce un coltello arrugginito. Sul banco restano un paio di guanti da ragno per arrampicarsi sui muri, un tridente coperto d’alghe e un sasso venduto come «apri-finestre», che il gruppo rifiuta.
Prima di loro, un cultista incappucciato se ne va con un sigillo d’argilla con l’effigie di Anubi. Poi il Nostromo si china sotto il banco per riporre la merce e non si rialza più: è svanito.
Il Nebelbach
- Il monaco del Nebelbachoste del Nebelbach
- Lo Yithianoviaggiatore extradimensionale ubriaco
La seconda tappa è il Nebelbach, una vecchia chiesa di pietra trasformata in birreria, calda e allegra come un tendone dell’Oktoberfest, con lunghi tavoli comuni, un fuoco scoppiettante e un ampio bancone colmo di boccali. Di solito è la tappa tranquilla, dove le risse non scoppiano, e la sua specialità è il Greenstein: un boccale da cinque litri che costa una moneta d’oro, ma è gratis per chi lo scola in un unico sorso.
Stasera però al centro della sala ondeggia, come un albero nella tempesta, una creatura alta tre metri su una strana base conica, un vortice di tentacoli e un collo flessibile, che si scola barili interi e tiene stretto in una tenaglia il piccolo monaco che fa da oste. Dalla guida il gruppo sa che è uno yithiano, un essere misterioso venuto da un altro piano, e che affrontarlo vorrebbe dire farsi fare a pezzi.
Pip gli tira un bicchiere, che rimbalza. Tancredi capisce che la creatura vuole soltanto altro alcol e le porta un barile da centocinquanta chili: lo yithiano molla l’oste e afferra il barile. Il monaco implora il gruppo di portarlo fuori prima che gli distrugga il locale. Un primo tentativo di convincerlo ad andare al Witherspoon, dove servono una birra speziata alla fiamma, fallisce; Tancredi allora prende un altro barile e se lo fa seguire all’aperto. Uscendo, però, la creatura rovescia una candela, e dal camino si leva un boato: fiamme verdi e fulmini si propagano sul pavimento di pietra. Pip evoca con la scatola a manovella una tinozza gigante (restandoci incollato) e spegne l’incendio, beccandosi una scarica; l’origine di tutto è un oggetto dentro il camino, un congegno metallico simile a una pistola rotta che lancia fulmini. Pip la prende, e con lei un ultimo colpo da sparare.
Fuori, intanto, Tancredi chiacchiera con lo yithiano, che le parla direttamente nella mente: può saltare nello spazio e nel tempo e scambiarsi di corpo con chi vuole. Per un istante glielo fa provare: Tancredi si ritrova alta tre metri, piena di appendici e ubriaca marcia in un museo della scienza degli anni Venti, accanto a una mezzorca che si guarda le mani sbalordita. Quando gli chiede che altro ha visto, la creatura le riversa in testa visioni di città impossibili e dimensioni indescrivibili, fino all’orizzonte di un buco nero; Tancredi finisce rannicchiata a terra, terrorizzata, mentre lo yithiano crolla addormentato dall’alcol.
Dentro, il monaco ringrazia il gruppo con accento tedesco e chiede di riparargli almeno uno sgabello dell’arredo originale: uno sgabello illusorio non lo inganna, e il gruppo lo inchioda alla meglio. Pip ci sale sopra per affrontare il Greenstein, cresce fino a diventare gigante mentre beve, sfonda lo sgabello appena riparato e scola tutti i cinque litri in un sorso solo, tra le urla della sala. Tancredi ci prova a sua volta, si ferma a metà, paga la moneta d’oro e lo finisce comunque. Euron invece comincia a sentire l’alcol, e dalla seconda birra è ubriaco.
La strada dei tentacoli
Sulla via per l’ultimo locale la strada è bloccata: da una cassa rovesciata in mezzo al selciato è dilagata una macchia di tentacoli brulicanti che sferzano chiunque si avvicini e continuano ad allargarsi. La folla attorno riconosce Pip («Il formidabile Pip, quello che si è bevuto il Greenstein!») e lo implora di salvarli. Dalla guida il gruppo sa che queste aberrazioni temono il fuoco e le lame.
Euron getta una torcia, e i tentacoli si ritraggono dalle fiamme; Pip posa a terra il suo trofeo per vedere chi lo stia chiamando, e un tentacolo lo afferra alle spalle e lo inchioda al suolo. Tancredi centra la macchia con una torcia lanciata alla perfezione, Sidra la investe con le sue mani brucianti, ma dal groviglio si leva un guardiano di tentacoli che solleva Pip a mezz’aria. Tancredi va in furia e lo prende ad asciate; Sidra gli manda contro Skitterclaw, che lo accoltella e diventa subito il beniamino della folla («Vai granchietto!»), salvo poi rivoltarsi contro di lei. Il fuoco di Sidra scioglie il guardiano e Pip ricade a terra; la deflagrazione occulta di Euron fa ritirare la macchia verso la cassa, e Pip le dà il colpo di grazia con la sua accetta, prima di tornare a spolverare il trofeo.
Sulla cassa c’è lo stesso simbolo visto sulla nave: dentro ci sono le bottiglie della bevanda del Nostromo, il Bosun’s Blend. Cinque sono ancora intatte, e il gruppo le tiene: lanciate come bottiglie incendiarie, fanno spuntare tentacoli dal terreno. Dopo una breve sosta per riprendere fiato, si riparte.
Il Nightbone’s Nightcap
- L'oste del Nightcaposte avvolto in un mantello giallo, sconosciuto
L’ultima tappa è tutt’altro mondo: il Nightbone's Nightcap è un locale raffinato, pieno di dipinti e sculture, con una candela tremolante su ogni tavolo e una clientela di appassionati di mixology dall’aria altezzosa. Dietro al bancone, nell’ombra, brillano due occhi dorati da gatto: a servire è un’unica figura avvolta in un mantello giallo, mentre mani invisibili portano i cocktail ai tavoli.
Ogni cocktail ha il suo effetto. Dal corpo di Tancredi, che ha preso il Bosun’s Blend, spunta un tentacolo capace di tirare a sé le persone; il Dark and Misty di Pip sprigiona dal bicchiere le nebbie di Fogbrook; il Moonbeam rovescia la gravità di Euron, che cade verso il soffitto e ci dà una gran craniata; il Submariner riempie Sidra di un vigore spettrale e di un’irrefrenabile voglia di parlare come un pirata, mentre Skitterclaw ritorna e le si appollaia in spalla come un pappagallo.
Poi i bicchieri spalancano bocche piene di zanne: sono mimic, e restano incollati alle mani. Dal soffitto Euron nota che gli altri avventori non si accorgono di nulla: chi fuma ripete gli stessi identici gesti di altri fumatori, come copiati e incollati, e qualcuno ha sei dita. Euron si libera del suo bicchiere, che rovescia il contenuto in una pozza appiccicosa, e lo finisce con un raggio di malattia; Sidra brucia il suo, Tancredi prova a bruciare il proprio sulla candela (scottandosi a sua volta), Pip se lo strappa di dosso e lo fa a pezzi. Ma anche il tavolo è un mimic, e azzanna Tancredi. Sidra lo respinge con un’onda tonante e lo blocca tra i tentacoli di una bottiglia di Bosun’s Blend, Euron ricade dal soffitto quando l’effetto svanisce, Tancredi abbatte l’ultimo bicchiere con l’ascia e Pip riduce il tavolo in schegge con un doppio colpo d’accetta, incidendoci sopra «Pip il migliore».
«Ultimi ordini!» annuncia l’oste, imperturbabile: le ricette sono segrete, ma di solito i suoi cocktail si comportano bene. All’ultimo giro l’unica a restare sobria è Tancredi. Gli altri avventori si avviano alla porta e svaniscono prima di varcarla. Chi si volta indietro, uscendo, vede per un istante le finestre coperte da una spessa patina di polvere antica, tende tarlate e un silenzio assordante, come se il locale fosse in rovina da sempre; poi tutto torna elegante, con la porta chiusa.
Il ritorno alla nave
Passando davanti allo yithiano, che dorme ancora, il gruppo torna alla nave, dove tutti lo accolgono con un applauso. Il Nostromo si congratula: non tutti sopravvivono, e quasi nessuno arriva intero. Un mozzo incide i loro nomi su una targa, e il gruppo è invitato all’edizione dell’anno prossimo. Poi il Nostromo apre un forziere provando le chiavi di una catenina in un ordine che conosce solo lui, e ne estrae un boccale d’oro e d’argento incastonato di pietre preziose: il boccale della birra infinita, che va a Tancredi per aver finito il giro meno ubriaca di tutti. A seconda della parola di comando versa una pinta, dieci pinte o un intero barile, sparato con la forza di un getto d’acqua capace di stendere chiunque.
Tancredi lo prova subito sui compagni, inzuppando tutti di birra, mentre Skitterclaw comincia a pugnalare lo scafo.